Info Scientifiche

I vulcani attivi nell’area napoletana possono generare sia eruzioni effusive che esplosive. A quest’ultime sono associati i fenomeni vulcanici più pericolosi cioè lo scorrimento di flussi piroclastici e l’ingente accumulo di cenere vulcanica. In particolare, in un prossimo prevedibile, lo scenario più pericoloso in caso di ripresa di attività, è rappresentata da un’eruzione esplosiva sub-pliniana, con la formazione di una colonna eruttiva di grandi dimensioni, suscettibile di un collasso parziale e conseguente generazione di flussi piroclastici. Questi flussi, costituiti da una miscela di materiale vulcanico e gas, scorrono a elevate temperature e velocità con un potere distruttivo talmente ingente, che nessuna misura protettiva può essere considerata efficace. Per questo motivo l’unica contromisura che può essere presa in considerazione è la preventiva completa evacuazione della zona a rischio, da preparare contestualmente all’evoluzione della crisi vulcanica, e da attuare quando la probabilità d’imminente evento eruttivo sia valutata molto elevata. Inoltre l’altro fenomeno vulcanico che lo scenario eruttivo da sub-pliniana prevede, è l’ingente caduta di cenere e il suo accumulo sulle infrastrutture che può provocarne il crollo di tetti e coperture. Studi sulle direzioni preferenziali dei venti stratosferici alle nostra latitudine, hanno evidenziato una prevalenza verso i settori orientali, riducendo notevolmente, in caso di un’eruzione esplosiva del Vesuvio situato ad Ovest di Napoli, il rischio di ricaduta di cenere sulla città. Diverso è il discorso riguardo a una possibile eruzione dei Campi Flegrei. La posizione della caldera nel settore occidentale di Napoli, infatti, espone direttamente parte della città alla ricaduta e accumulo di ceneri vulcaniche.

Studi stratigrafici dei depositi del Vesuvio e Campi Flegrei, hanno permesso di stimare la probabilità di accadimento delle diverse tipologie di eruzioni, che vanno da colate laviche a eruzioni sia sub-pliniane sia pliniane. Va inoltre evidenziato che, la natura monogenica delle bocche eruttive delle passate eruzioni dei Campi Flegrei introduce un’ulteriore incertezza sull’ubicazione  del prossimo centro eruttivo all’interno della caldera dei Campi Flegrei. Le attuali conoscenze, integrate con le simulazioni numeriche dei diversi scenari eruttivi, costituiscono la base per le mappe di pericolosità da flussi piroclastici, e ricaduta di ceneri dell’area napoletana, adottate poi dalla Protezione Civile in Italia, per la pianificazione dell’emergenza definendo le mappe di rischio e le azioni operative appropriate.

Un altro aspetto importante che rende il rischio vulcanico molto elevato, è la vulnerabilità dell’area napoletana, e in particolare la vulnerabilità degli edifici che può aumentare al verificarsi di terremoti e le deformazioni del suolo associati a crisi vulcaniche. Nell’area napoletana, vi è una straordinaria gamma di tipologie di costruzioni sviluppatesi nel corso dei secoli. Per la loro realizzazione si è fatto uso terreni materiale vulcanico, e via via si è costruito tipologie di abitazioni secondo esigenze e tecnologie riferibili ad un dato periodo storico. Gli edifici più vecchi hanno subito un processo di adattamento continuo al mutare delle esigenze economiche e sociali. Fino all’inizio del secolo scorso, la maggior parte degli edifici non erano alti più di tre piani e le pareti murarie erano costruite da pietrame. Nella seconda metà del secolo scorso, la zona napoletana ha vissuto un’epoca caratterizzata da un rapido sviluppo industriale. Contestualmente, c’è stato un graduale calo dell’utilizzo di tali materiali a favore di materiali lapidei da taglio e di cemento armato. Inoltre, il notevole aumento demografico ha determinato un incremento del carico urbanistico, anche in prossimità delle aree vulcaniche, principalmente con lo sviluppo di condomini con edifici fino a dieci piani di altezza. Chiaramente, questi aspetti hanno aumentato in maniera esponenziale e la vulnerabilità dell’area e di conseguenza il rischio vulcanico e sismico. Le ricostruzioni stratigrafiche dei depositi di eruzioni passate, le simulazioni numeriche di flussi piroclastici e ricaduta di cenere, e l’analisi della vulnerabilità dei diversi tipi di costruzione, hanno permesso di costruire mappe dettagliate dell’impatto vulcanico e sismico nell’area napoletana.

A causa dell’incertezza degli eventi attesi e l’alta densità di popolazione nell’area, le mappe ed i piani di emergenza e di rischio, presentano un’elevata criticità. A riguardo, aggiornamenti continui sono necessari per tener conto dei progressi scientifici e dell’evoluzione delle città. E ‘stato stimato che circa 680.000 persone vivono nella “zona rossa” del Vesuvio (25 comuni dell’area vesuviana e 3 quartieri di Napoli), ovvero la zona esposta al pericolo di scorrimento di flussi piroclastici e accumulo di depositi da caduta; mentre nella corrispettiva “zona rossa dei Campi Flegrei vivono 500.000 persone (7 comuni e 11 quartieri di Napoli). Per entrambe le zone rosse sono previste la completa evacuazione della popolazione in caso di escalation di una crisi vulcanica. Inoltre, circa 3 milioni di persone vivono nella cosiddetta “zona gialla”, un’area esposta alla caduta di cenere che può causare il collasso dei tetti

I Piani Emergenza Nazionale per l’area vesuviana e flegrea, sono stati recentemente aggiornati dal Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con la Regione Campania, sulla base delle indicazioni fornite della comunità scientifica. In particolare per i Campi Flegrei è stata ridefinita la zona rossa, che deve essere evacuata in caso di ripresa dell’attività eruttiva, e la zona gialla ora è stata rappresentata. Anche il piano di emergenza per il Vesuvio, la cui prima versione risale al 1995, che è da allora in continuo aggiornamento dalla pubblicazione del primo Piano di emergenza nel 1995, ha recentemente accolto la ridefinizione delle aree Rossa e Gialla.

Figura. 6. Zona Rossa inclusa nel piano di emergenza 2001 Campi Flegrei (sopra), nuova Zona Rossa approvata nel Piano di emergenza Campi Flegrei pubblicato nel 2015 (in basso)

La figura 6 mostra un esempio dei recenti cambiamenti della zonazione del rischio stimato per i Campi Flegrei, effettuati sulla base delle valutazioni della comunità scientifica, e successivi alla relazione del gruppo di lavoro istituito nel 2009 dalle autorità di Protezione Civile relativamente agli “scenari eruttivi e i livelli di allerta”. Il risultato più rilevante è il significativo ampliamento dei confini della zona rossa, con l’inserimento di nuovi comuni e di un settore più ampio della città di Napoli.
Accanto alle attività di aggiornamento dei piani di emergenza, le autorità di Protezione Civile, insieme con la comunità scientifica e le autorità locali, hanno operato interventi di mitigazione del rischio con il coinvolgimento della comunità locale. Infatti, proprio al fine di migliorare l’efficacia della pianificazione e testare i modelli di organizzazione e di intervento sono state organizzate attività di formazione e informazione. In particolare l’Osservatorio Vesuviano, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e La Regione Campania, ha promosso iniziative per diffondere la conoscenza del rischio vulcanico e i piani di emergenza, così come le linee guida di comportamento da tenersi durante un’eventuale crisi. Altri progetti di formazione sono stati rivolti a soggetti interessati, direttamente coinvolti nello sviluppo di piani di protezione civile e nella gestione delle emergenze, potenziali interlocutori per i cittadini nel corso di un’eventuale crisi futura.

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